Da questo punto
in là iniziano i gridi,
che nessuno sa
come sia possibile.
Da questo punto
preciso in là iniziano i gridi
che si emettono
come sonde nello spazio
o missili predisposti al
non-ritomo
o inquiete macchine
che stanno,
percosse da violente scariche di energia statica.
Questi gridi che
nessuno sa non provengono, non giungono,
semplicemente
iniziano nel punto preciso in cui iniziano.
Certo è che in là ci sono frasche
urticanti,
i raffi
della robinia e
il pruno acuto, le aste zannute di aranci amari
e limoni acerbi, e ogni pianta
portatrice
di spino e
tutto ciò che
punge, il fitto e aguzzo schermo delle rondini,
gli intrichi
puntuti di minimi animali che vanno
in acuminate
ronde
o s'impigliano ai nembi di un rovo,
e l'aculeo è il
sommo bene.
Certo è che è
certo che sul limine
l'uragano delle
parole fonde e, unica, si accende,
mulinata dal
pungiglione nella puleggia di cuoio, la
pietra focaia
dell'inarticolazione: di qua
tutto è infelice e
indigesto,
gli uomini vanno
servi, le donne prostitute, i bambini
vomitano densi
liquidi verdi e cacano nero.
Di qua in là ci
senti l'uccello che non canta, il
pesce che non
nuota, che non verrà a riprenderci nessuno.
Non vi si
distende la grazia di nessun Signore.