Edizione 2007

L’amico Paolo Bertolani ci ha lasciato e noi lo abbiamo visto “ andarsene via”, ma non se n’è andato quel “soffio di voce nel frastuono”, che è la poesia, la sua poesia.

Apriamo la 54° edizione del Premio LericiPea con il ricordo di un grande poeta, grande uomo,genius loci di questo mare, di queste colline odorose di essenze, di questa luce magica, pittore di anime e di borghi.

Paolo è stato una presenza assidua nella lunga vita del nostro Premio, che vinse nel 1990, quando ancora era gestito da Alberta Andreoli ; in seguito a lui fu assegnato il Premio Lerici Pea 2002 Sezione Poesia Edita per il suo LIBI:proprio a me, come presidente di quell’anno è toccata l’indimenticabile emozione di consegnarglielo.

Infine dal 2005 fino alla sua scomparsa è stato membro della nostra Giuria.

In ricordo di tutto ciò e in onore della sua alta testimonianza artistica e umana, l’Associazione LericiPea ha deliberato di intitolare da quest’anno a Paolo Bertolani la sezione Premio Speciale.

L’albero che vedevi sottocasa
anche lui
se n’è andato con la notte di questo tempo.
Gli hanno bucato il tronco, messo l’acido dentro.
E tu
facci su una poesia
La poesia è un soffio
di voce nel frastuono,
un andarsene via.

Sauro Albisani

Le dieci poesie aperte dal quasi-sonetto L’alunno che faceva con vertigine/le scale della scuola elementare... si sono imposte all’attenzione della Guria per la loro apparente semplicità che nascondo una notevole perizia tecnica e per il modo attento eppur distaccato con cui descrivono attimi di vita. Si tratta di testi di impostazione classica, quasi delle pillole di saggezza, scandite in versi di esemplare nettezza che possono solo essere il frutto di una lunga esperienza di vita e lavoto. Le poesie oscillano fra massima e canzonetta, e c’è persino una filastrocca che di infantile ha solo il ritmo: Cari angioletti/fumo e fumetti. A una bambina apparentemente morta è appunto dedicata Margherita, altro testo di grande delicatezza ed efficacia.


L’alunno che faceva con vertigine
le scale della scuola elementare
mentre il maestro domandava – Voi
siete della campagna? – alla madre;
l’alunno che guardava i corridoi
come se stesse tornando all’origine,
puro e disposto a salire a studiare,
coi libri, il diario, l’astuccio, le squadre
nella cartella gonfia, e qualche rima
baciata amata imparata da un pezzo
a mente: non cadeva in un inganno
teso a se stesso? e, anno dopo anno,
non avrebbe lasciato sempre a mezzo
l’opera prima?



Poter cambiare un aggettivo, un verbo,
una parola ambigua, una di troppo,
voltando pagina, all’indietro, dove
c’è la data di ieri, dove
gli errori resteranno quegli stessi
anche se tu sconfessi
i tuoi pensieri.



Chiudo
il quaderno, e penso: perché scrivere?
chi è che voglio ingannare?
perché mi guardo vivere e m’illudo
di cancellare?



Vacanza

Cari angioletti
fumo e fumetti

dopo la scuola
il tempo vola

fate da sordi
senza ricordi

estate mitica
niente politica

finirà a botte
le vene rotte

il ventre pingue
mute le lingue

ti voglio bene
beviamo insieme

io coca cola
il tempo cola

tu oransoda
noi morte e moda

tanto è lo stesso
neanche più il sesso

occhio non vede
non c’è più fede

cuore non sente
amiamo il niente




Margherita

E vogliamo che ancora tua madre ti tocchi
i capelli, e li lavi lei stessa;
se nessuno li vede,
dopo, in chiesa, per l’ultima messa,
non importa; e vogliamo che tu ti balocchi
nel sonno col disco che è primo in classifica;

e vogliamo vederle di nuovo,
finita la scuola, in cortile
le tue vecchie compagne;
non dimenticheranno;
ed è già primavera, un altro anno,
e si baciano in moto e pensano a te:
e accendiamo le cicche e gli MP3;

e vogliamo che ancora tua madre ti tocchi,
ti lavi, ti parli, ti scriva;
e vogliamo che Guendy ripeta:
che fai? chi ci rende i tuoi occhi?

Tu. Tu sei qui. Tu sei viva .
La Giuria , composta da Massimo Bacigalupo, Giuseppe Conte, Sebastiano Grasso, Stefano Verdino, Pamela Villoresi, Valentino Zeichen, riunitasi il 6 maggio a La Spezia, si è rallegrata per la buona qualità delle opere presentate. Ha deciso di soffermare la sua attenzione sui seguenti volumi di poesia:


Antonella Anedda - Dal balcone del corpo
Ennio Cavalli - Libro di sillabe
Patrizia Cavalli - Pigre divinità e pigra sorte
Maura Del Serra - L’opera del vento
Anna Maria Ferramosca - Curve di livello
Dante Mafia - Al macero dell’universo
Beppe Mariano - Il passo della salita
Giusi Quarenghi - Il Tiratore
Loretto Raffanelli - Il tempo dell’attesa
Sandro Zignego - Dietro il suono



Dopo ampia discussione, la Giuria ha scelto le tre opere finaliste che verranno sottoposte al giudizio congiunto della Giuria tecnica e popolare:

Antonella Anedda - Dal balcone del corpo [Mondatori]
Ennio Cavalli - Libro di Sillabe [Donzelli]
Patrizia Cavalli -Pigre divinità e pigra sorte [Einaudi]



Il giorno 6 luglio 2007, nel corso di una riunione pubblica al Castello S. Giorgio di Lerici, membri della Giuria tecnica hanno illustrato le opere selezionate. Si è passato quindi alla votazione e allo spoglio dei voti dei presenti e di quelli giunti per posta con i seguenti risultati:

Votanti 56

Antonella Anedda: 18 voti
Ennio Cavalli 8 voti
Patrizia Cavalli 30 voti

Il Premio Lerici Pea viene quest’anno attribuito a Jesper Svenbro, grande intellettuale europeo e voce eminente della poesia scandinava, per un’opera poetica che in maniera originale e profonda sviluppa tematiche contemporanee, culturali, esistenziali, etiche, in un quadro di riferimento alla tradizione classica, in un linguaggio nuovo, dalla complessa e affascinante sintassi, capace di amalgamare nel suo giro espressivo citazione dotta, slancio, ironia, commozione.

Svenbro, con anni di insegnamento parigino alle spalle, porta nella poesia la sua immensa cultura di studioso del mito greco e nello stesso tempo la trascende.

Un Apollo lappone circola nei suoi versi, e la luce che li bagna è quella dorata della Grecia e quella trasparente del Circolo polare artico, degli Iperborei. Nei suoi lunghi soggiorni italiani, quest’uomo del Nord, cresciuto nel clima etico e severo del protestantesimo scandinavo, ha maturato un amore per il Mediterraneo, l’Italia e Roma , che dà alla sua opera una misura solare e goethiana, ma tutta attuale nella sua intelligenza ironica e nella sua metafisica felpata e interrogante.

Il Premio va dunque a un poeta che rappresenta al meglio una sintesi aperta e in movimento dello spirito europeo, e che riassume in sé la grande, inesauribile lezione che la letteratura svedese ha dato e continua a dare alla letteratura del mondo.
Premio Poeti Liguri nel Mondo

Vent’anni fa si avverava il mio grande sogno di andare a vivere a Londra. Laureata da tre giorni, lasciavo alle spalle l’appena acquisito titolo di dottoressa per lanciarmi nella grande avventura dell’esistenza adulta, quel misto di ricerca di saggezza ed equilibrio da una parte e necessità di vita pratica dall’altra, esigenze spesso in contrasto fra loro. Uno dei primi mutamenti della mia realtà fu la scoperta di una sottile ma permeante forma di dolore. In tutte le mie nuove scoperte, in tutti i nuovi ricordi che si accumulavano rapidamente, mancava qualcosa.

Avevo perso il mio centro di gravità, il mio referente, la mia continuità. Trasportare pezzi di Italia con me, un tappeto, un quadro, la focaccia da mangiare nella mia nuova cameretta, non serviva. Tutto si riempiva di quello stesso vuoto. Mi misi a sfogliare le lettere del Foscolo, le biografie di Panizzi, di Mazzini. Come avevano vissuto loro il rapporto fra le culture? Ma cercavo anche di scoprire in che modo i viaggiatori inglesi avevano visto l’Italia, quali cose li avessero colpiti.

In questa mia ricerca, mi imbattei in Pictures from Italy di Charles Dickens. L’Inghilterra è sempre stata costosa e quando gli inglesi volevano risparmiare venivano sul “continente”. E così Dickens decise di rappezzare le sue finanze girando per l’Italia e scelse come base Genova. Rivedere la mia città attraverso gli occhi di questo grande scrittore, risentirne gli aromi più o meno accattivanti, mi appassionò profondamente: mi comprai una macchina da scrivere e mi misi a tradurlo, sul pavimento, accanto al caminetto a gas. Vent’anni dopo ho una casetta stile edwardiano, uno studiolo con vista sul parco e tanti quadri di Luzzati alle pareti.

Attraverso il mestiere di traduttrice ho potuto tenere vivo e dinamico il rapporto con il mio paese natale, ma la cultura anglosassone ha impregnato la mia esistenza e ormai la respiro con polmoni miei. Per questo, quando qualche anno fa ho ripreso a scrivere poesie, la scelta che mi è sembrata piu naturale è stata la lingua inglese.



Crossing

With a bottle of oblivion and a fainted picture
I sailed oceans dense and dim,
Woke up to erupting sunsets,
Looked at horizons left behind.
Shrouded in a coarse blanket
I slept with rain tapping on my shoulders.
I searched harbours for the memory of touch,
Found nothing but gems,
Re-embarked to forget, and did.
Wrote a song:
“I am a saint without god,
A martyr with clotted blood:
I came to heal and I killed.”
I went back to see where the pieces had fallen.
Through screaming tunnels
And winding roads painted unfamiliar,
I found what I had left:
A harbour of lights
And the ink black expanse of the sea
Lying in wait.


(dal mio blog: www.franwritings.blogspot.com)


Traversata

Con una bottiglia di oblio e una foto sbiadita
ho navigato per oceani densi e opachi,
mi sono svegliato alla luce di tramonti eruttanti,
ho guardato gli orizzonti lasciati alle spalle.
Avvolto in una grezza coperta
ho dormito con la pioggia che mi tamburellava sulla schiena.
Ho cercato nei porti il ricordo del tatto,
ho trovato solo gemme,
mi sono reimbarcato per dimenticare, e l’ho fatto.
Ho scritto una canzone:
“Sono un santo senza dio,
un martire dal sangue coagulato:
sono venuto per guarire e ho ucciso”.
Sono tornato a vedere dov’erano caduti i cocci.
Attraverso gallerie urlanti
e strade tortuose dipinte di estraneità,
ho trovato ciò che avevo lasciato:
un golfo di luci
e la distesa nero inchiostro del mare
pronta all’agguato.



Erase

This world is painted by children
With dusty fingernails,
Everything under dead skin,
The coarse pain of crumbling façades,
Breeze soothing rocks into pebbles,
A necessary shedding,
Simplicity unveiled.


(da AA VV, Bright Voices, Londra 2003 p. 73)


Cancellare

Questo mondo è dipinto da bambini
con le unghie polverose,
tutto sotto la pelle morta,
il ruvido dolore delle facciate crollanti,
la brezza che lenisce le pietre in ciottoli,
una desquamazione necessaria,
semplicità svelata.



My Hell

My hell
Is your heart,
The hurt
I cannot reach.

(inedita)


Il mio inferno

Il mio inferno
è il tuo cuore,
la pena
che non posso raggiungere.



Dawn

You rest your weary head
Over scattered papers
Covered in oil
Left-over food,
You, the oldest part of me,
The child sedated
And sad.
You, whom I watch
Through rain and fear
Through despise,
Through shattered diamond lights,
You
Asleep on the kitchen table.

(aa.vv., The Colors of Life, Owings Mills, 2003, p.1)


Alba

Riposi la tua testa stanca
su fogli di carta sparpagliati
unti d’olio
avanzi di cibo,
tu, la parte più vecchia di me,
la bambina ammansita
e triste.
Tu, che osservo
attraverso la pioggia e la paura
attraverso il disprezzo,
attraverso luci di diamante frantumate,
tu
addormentata sul tavolo di cucina.
Edith Bruck

Roberto Giannoni
Il Parco di Villa Shelley

Nel XVII secolo la famiglia Ollandini che dominava a Sarzana, costruì come luogo di villeggiatura Villa Marigola, all'interno di una vasta proprietà che arrivava al mare e comprendeva una grande terrazza che ospitava il Giardino degli Agrumi.

A Ovest, sul mare, sorgeva il Convento dei Barnabiti -XVI sec.- che fu accorpato alla proprietà e divenne in seguito la Casa Magni, bianca a cinque arcate, legata alla memoria del poeta Percy B. Shelley.

Tra il 1834 e il 1836 la proprietà passò alla famiglia Gervasi e ai marchesi Maccaroni, fino al 1888, anno in cui Augusto Maccaroni procedette ad un frazionamento, in seguito al quale il legame fra le due ville Marigola e Magni si perse e l'attuale Parco Shelley rimase separato da Villa Magni, costituendo una appendice periferica della villa Marigola.

Villa e giardino divennero, nel 1924, proprietà dell'armatore Bibolini che ne affidò l'ampliamento e la ristrutturazione del giardino a Ettore Cozzani e all'architetto Franco Oliva.

Nasce così il nuovo giardino all'italiana, costruito in modo da riecheggiare anche l'eleganza del tardo liberty.

Dal 1979 la proprietà del complesso è della Cassa di Risparmio della Spezia, mentre il Parco Shelley è di proprietà comunale, oggetto di un progetto di ristrutturazione inaugurato recentemente.
Associazione Lerici PEA
Liceo Classico Lorenzo Costa
Piazza Verdi 15
19121 La Spezia
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Ufficio Stampa
Arianna Tavarini
ariannatavarini@virgilio.it
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