PREMIO POESIA EDITA 2007


La Giuria , composta da Massimo Bacigalupo, Giuseppe Conte, Sebastiano Grasso, Stefano Verdino, Pamela Villoresi, Valentino Zeichen, riunitasi il 6 maggio a La Spezia, si è rallegrata per la buona qualità delle opere presentate. Ha deciso di soffermare la sua attenzione sui seguenti volumi di poesia:


Antonella Anedda-Dal balcone del corpo

Ennio Cavalli- Libro di sillabe

Patrizia Cavalli- Pigre divinità e pigra sorte

Maura Del Serra- L’opera del vento

Anna Maria Ferramosca- Curve di livello

Dante Mafia- Al macero dell’universo

Beppe Mariano- Il passo della salita

Giusi Quarenghi- Il Tiratore

Loretto Raffanelli- Il tempo dell’attesa

Sandro Zignego- Dietro il suono


 

Dopo ampia discussione, la Giuria ha scelto le tre opere finaliste che verranno sottoposte al giudizio congiunto della Giuria tecnica e popolare:

Antonella Anedda- Dal balcone del corpo- Mondatori

Ennio Cavalli- Libro di Sillabe- Donzelli

Patrizia Cavalli-Pigre divinità e pigra sorte- Einaudi


 

Il giorno 6 luglio 2007, nel corso di una riunione pubblica al Castello S. Giorgio di Lerici, membri della Giuria tecnica hanno illustrato le opere selezionate. Si è passato quindi alla votazione e allo spoglio dei voti dei presenti e di quelli giunti per posta con i seguenti risultati:

Votanti 56

Antonella Anedda: 18 voti

Ennio Cavalli 8 voti

Patrizia Cavalli 30 voti


 

La Presidente del Premio ha proclamato Patrizia Cavalli vincitrice del Premio LericiPea per la Poesia Edita 2007 .


 

PATRIZIA CAVALLI ” Pigre divinità e pigra sorte”


Motivazione della Giuria

Con magistrale perizia Patrizia Cavalli racconta le intermittenze del cuore: materia ora intima ( sentimenti, abbandoni, fenomeni impercettibili), ora pubblica. Vivendo a Roma, Patrizia Cavalli è commentatrice risentita del degrado urbano, cui dedica tutto un originale poemetto-invettiva. Niente è troppo insignificante perché Patrizia Cavalli lo canti nei suoi versetti beffardi, che pure nascondono una grande capacità di commozione e musica. E’ maestra sia dell’epigramma non scontato, sia del testo disteso, ed ha saputo portare in poesia un linguaggio di grande vigore ed elasticità, un parlato quotidiano che ha tutte le accensioni del tran tran stancante ed esaltante della vita.


 

Prendimi adesso tra le tue braccia

adesso sciolta da me raccoglimi

non per ridarmi forza

ma perché possa arrendermi.

 

1

Pigre divinità e pigra sorte

Cosa non faccio per incoraggiarvi,

quante occasioni con fatica vi offro

solo perché possiate rivelarvi!

A voi mi espongo e faccio vuoto il campo

E non per me, non è nel mio interesse,

solo per farvi esistere mi rendo

facile visibile bersaglio. Vi do

anche un vantaggio, a voi l’ultima mossa,

io non rispondo, a voi quell’imprevisto

ultimo tocco, rivelazione

di potenza e grazia: ci fosse un merito

sarebbe solo vostro. Perché io non voglio

essere fabbrica della fortuna

mia, vile virtù operaia che

mi annoia. Avevo altre ambizioni, sognavo

altre giustizie, altre armonie: ripulse

superiori, predilezioni oscure,

d’immeritati amori regalìe.


 

2

Butta la pasta, arrivo!

Ah che gioia, mi danno da mangiare.

L’acqua però non bolle, non ancora.

Che qualcuno stia lì a scaldare

l’acqua e poi arrivare in tempo

Prima che la pasta scuocia

o che magari sia diventata fredda,

in quel momento esatto sempre

un po’ isterico,sì proprio in quel momento

quasi sacro della scolatura,

questa fretta felice prima o poi,

anche ai più disgraziati, a tutti tocca.


 


 


 

3

Sempre voler capire. Non si può.

Bisogna cedere, bisogna ritirarsi,

bisogna fare come i gatti

quando si acquattano, i muscoli in un fremito

contratti, prima di scagliarsi verso

una qualche preda, che sia per gioco

o che sia roba seria; o quando in ferocissimo

kabuki affrontano il rivale, e l’universo

intero allora si concentra in un assorto

e millimetrico avanzare,e poi

senza preavviso, forse perché si sta mettendo

male- la scusa è sempre una mosca o un moscerino

che si ritrova dalle loro parti---

guardano in giro, si fingono distratti,

loro che c’entrano? Mica era sul serio!

Ma chissà, forse si distraggono davvero.


 

 

4 per Annalisa

Come fatica, la vita! Sa

Di dover finire, è condannata,

e anche nel morire si affatica.

Pare diminuita, eccola che si ostina

A fare la sua parte, a far la vita.


 


 


 


 


 


 

ANTONELLA ANEDDA “ Dal balcone del corpo”


 

Motivazione della Giuria


 

“Dal balcone del corpo” di Antonella Anedda presenta una poesia di interrogazione, con un’attitudine pronominale ( i vari “cori” pronunciati da un noi umano che apre continuamente all’io). C’è corpo, esistenza e dolore, nonché una volontà di sporgersi ( dal balcone) dell’io e dare testimonianza del mondo, per frammenti e lampi, ma nella costanza di un pensiero poetante, nonché di soluzioni epigrafiche e minimali, però non minimaliste.


 

1Coro


 

Lascia che dicano: noi.

“ Noi viviamo per schegge

che spostandosi frantumano l’io e il voi

e il più delle volte lasciano intatto solo il paesaggio.”

Lascia che la terza persona parli e che loro rispondano:

“noi abbiamo i nostri giudici. Fitti come uccelli negli alberi.

Le loro voci ci confondono.

Uno è più severo degli altri. Uno è più mite

( nostro padre era un giudice)”.


 

Ora fai che il plurale si ritragga

Indietreggi, dica di nuovo :io.


 

2

L’aria è piena di grida


 

Pensi davvero che basti non avere colpe per non essere puniti,

ma tu hai colpe.

L’aria è piena di grida. Sono attaccate ai muri,

basta sfregare leggermente.

Dai mattoni salgono respiri, brandelli di arole.

Ferri di cavalli morti circondano immagini di battaglie

Le trattengono prima che vadano in un futuro senza cornici.


 

Cosa ci rende tanto crudeli gli uni con gli altri?

Cosa rende alcuni più crudeli di altri?

Le crudeltà subite e poi inghiottite fino a formare una guaina

Con aculei sul corpo ferito?

O semplicemente siamo predestinati al male,

e la vita è solo fatta di tregue dove sostiamo

per non odiare e non colpire?


 


 


 

3

Date


 


 

Hai scritto: “ Aspettami” prima di morire.

Chiedo: “Dove” ai visi che hai amato.

Ripeto: “Siete luoghi? Paesaggi?

Se lo siete mostratemi i confini

Dite quali orizzonti e muri

Che telai di finestre e che fessure.

Descrivete nelle case ogni balcone

e più dentro le sedie, le lenzuola

e quelle bende con cui gli avete avvolto i piedi”.


 

Mi ostino sulle mani, sulle rughe

sui libri che hanno letto

e come, se e perché ti stavano vicino.

Ma inghiotto solo frasi che volano a spavento

Confondo i nomi, le date, le promesse,

percorro tre città perdute

finché i visi si stancano, si chinano

rabbrividendo indietreggiano alla vita


 


 

ENNIO CAVALLI “ Libro di sillabe”


 

Motivazione della Giuria


 

Narratore e saggista, Ennio Cavalli scrive di poesia in maniera acuta e persuasiva, imprevedibile. La sua poetica liberatoria e smaliziata si esprime felicemente in “Libro di sillabe “, una raccolta di piccoli saggi in versi ordinati alfabeticamente per argomento o pretesto, da Aggettiva e Alba, a Yama e Zero.A volte si tratta di piccoli racconti ( Cavalli è anche autore per l’infanzia), altre volte di episodi della sua vita di cronista letterario, più spesso di riflessioni capziose e frammentarie, che sciorinano metafore con rigogliosa fecondità. Una sezione è dedicata alla compagna scomparsa, ed esprime modernamente e semplicemente il confronto con la perdita e la morte dell’amata.


 

1Cena


 

Chissà perché mi torna in mente

Quell’antica sgarberia?

Fecero posto agli altri e io aspettai.

Dov’era , già, la cena?

Sì, mi ricordo, a Pesaro. Dopo la lettura.

Tutti poeti, ma smisero di stringersi.

All’impiedi io e il mio brindisi.

Un Giuda o un tredicesimo della tavolata.

Gli apostoli in una fisarmonica di fiati,

strozzati da una nota in meno.


 

2Impronte


 

Quella notte per strada

Il poeta raccolse dal tetto di un’auto

Un po’ di neve islandese.

Ne fece una palla

piena di impronte

ampolla di essenze.

Sentì che si scioglieva

come schiuma di sapone.

A mani vuote disse:

“ Tra un po’ non sono più.

Quello che ho scritto sarà dimenticato.

Verrà qualcuno e lo riscriverà”.


 


 

3 Paola


 

Dio bono, credo che un giorno mi dirai con calma

Perché togliesti al mondo la sua anima,

non per sfoltire la chioma dei viventi

ma per far posto a un Latitante

a un Nutriente Infante, eh

al Figlio del tuo Figlio Celeberrimo

o per tenere le armi canaglia

il più possibile alla briglia dei Potenti,

per evitare strappi inconcludenti tra mari e mappe

tra ponti e botole,

lungo la dorsale disossata, eh?

In quel feroce istante remissivo

rinviasti di uno stormo la pandemia del secolo,

rendesti impronunciabile un altro dei tuoi nomi

o ci volesti dire che comandi e basta?


 

Dio triste, so che sei un po’ triste

nel battibecco tuo

per quelle braccia, per quelle labbra

chiuse troppo in fretta.

Per questo faccio foto e fiamme,

immolo su un falò di sillabe

il sempiterno trapassato,

il Volto tuo nel suo.


 

Dio mio, non puoi pentirtene, lo so,

ma fra tutte le creature che ti piangono dentro

è lei la più stonata, eh?


 


 


 


 


 


 

Premio Poesia Inedita 2007


 


 

Poesie selezionate


 

1Preghiera


 

Vana fu la nostra preghiera

o diletto villaggio di Sitzamus

le tue case crollarono invase

dal muschio e dall’asfodelo,

le pietre e le tegole trafugate

sui carri a buoi lungo le strade

di Siddi, Pauli Arborei e Ussaramanna.


 

Amato villaggio perduto e disfatto

Di te è rimasto, nelle sere invernali,

il canto nostalgico degli ultimi

vecchi superstiti che rievocavano

misteriose leggende e antiche sciagure

nell’attesa di un ritorno impossibile.


 

Vana fu la nostra speranza

di rivedere nei secoli il tuo nome

ricomposto dopo violenta bufera:

le vittime della storia ancora chiedono giustizia. Francesco Sonis


 


 

1

Doppia… o altra vita


 

Vorrei illustrarti,

pregiatissima formica, in due balletti la mia vita.

Caddi assopita in un trepido burrone

Con pietre e sassi che rotolavano giù.

NASCETTI a nuova vita

Ma la luce del giorno non fu mai tutt’intera

c’era sempre una fessura o un cesso in terra

a imputridirmi l’aria

e nella vita e nell’amore quell’antico stupore,

se il suo amico mi amasse ancor di più?


 

Prova a tenermi forte

Nelle giornate di fagiano e di nebbia Roberta Vezzosi


 

1

Immagini chiare


 

Immagini chiare che aprono

deliri nell’anima

all’alba di un tramonto

di arcobaleno.

Io già distante in quel dove

Quando i sensi più non hanno radici

Da interrare nella memoria.

Prigioniera in quel quando

Dove più non ha senso

Nessuna storia.

Nella mia terra di mare

Dove così tardi s’affonda

Il sole a sera

Io sono straniera lontana evasa.


 

Oh! ridatemi un suono

Un profumo un richiamo

Per ritrovare la strada di casa Thea De Benedetti


 

1

Il rigogolo


 

L’ho catturato, gli ho lisciato le piume

con una mano, con l’altra gli ho pulito

il sangue impregnato di piombo.


 

Ho avvicinato le labbra al suo respiro

verde,ne ho ascoltato il tremito

sembravano i gemiti di un neonato.


 

Mi sono accostato a un canale

d’irrigazione,l’ho adagiato

lentamente sull’ultima pietra

di un muro a secco….


 

Gli ho posato vicino alla piccola

Testa un ciuffo d’erba fresca


 

E sono scappato

Alfredo Panetta.


 


 


 


 

1

E’ la quinta stagione

che ci sorprende

e in cui restiamo.

C’è chi porta il cielo sottobraccio

e chi rimane sulla terra

con gli alberi a passeggio.

La quinta stagione tinge le porte di rosso,

nessuno si scruta in faccia

ognuno va

col suo pezzo di mondo sottobraccio D. Marini


 


 


 

1

Mero caso


 

Picchia il sole

sulla terra riarsa,

senza tregua per la primula

giunta allo stremo delle forze.

Poco più in là,

in uno stagno profondo,

cresce ubertoso un eucalipto

che affonda le radici nel limo

e da tutto quel sole

non trae che beneficio. Andrea Aloisi


 


 


 

1

All’isola Palmaria


 

Perché il mare

stasera s’accanisce

sopra le tue,

le mie nuove ferite?

E perché mai gli uccelli

hanno stasera

ali ricurve

al pari di affilate,

truci ed ingorde

falci di valchirie?


 

Là,

non più verde,

pencola nel vento

un ramo di quel pino

secolare,

da un Architetto posto

come altare

sulla vetta del monte…

e del mio tempo. Rodolfo Beverini


 


 

Albo d’onore del LericiPEa


 

Poeti e artisti liguri nel mondo


2000-Piero Soave

2001-Sandra Gilbert Mortola

2002-Drew Bacigalupa

2003-Roberto Bertone

2004-Michele Baraldi

2005-Carlo Caruso

2006-Enrica Guana Tseng

2007-Francesca Albini

 

Sezione Poesia Inedita   Sezione Poesia Edita   Sezione Premio alla carriera   Sezione Poeti e Scrittori liguri nel mondo   Premi Speciali