PREMIO POESIA INEDITA
SAURO ALBISANI
Le dieci poesie aperte dal quasi-sonetto L’alunno che faceva con vertigine/le scale della scuola elementare... si sono imposte all’attenzione della Guria per la loro apparente semplicità che nascondo una notevole perizia tecnica e per il modo attento eppur distaccato con cui descrivono attimi di vita. Si tratta di testi di impostazione classica, quasi delle pillole di saggezza, scandite in versi di esemplare nettezza che possono solo essere il frutto di una lunga esperienza di vita e lavoto. Le poesie oscillano fra massima e canzonetta, e c’è persino una filastrocca che di infantile ha solo il ritmo: Cari angioletti/fumo e fumetti. A una bambina apparentemente morta è appunto dedicata Margherita, altro testo di grande delicatezza ed efficacia.
L’alunno che faceva con vertigine
le scale della scuola elementare
mentre il maestro domandava – Voi
siete della campagna? – alla madre;
l’alunno che guardava i corridoi
come se stesse tornando all’origine,
puro e disposto a salire a studiare,
coi libri, il diario, l’astuccio, le squadre
nella cartella gonfia, e qualche rima
baciata amata imparata da un pezzo
a mente: non cadeva in un inganno
teso a se stesso? e, anno dopo anno,
non avrebbe lasciato sempre a mezzo
l’opera prima?
Poter cambiare un aggettivo, un verbo,
una parola ambigua, una di troppo,
voltando pagina, all’indietro, dove
c’è la data di ieri, dove
gli errori resteranno quegli stessi
anche se tu sconfessi
i tuoi pensieri.
Chiudo
il quaderno, e penso: perché scrivere?
chi è che voglio ingannare?
perché mi guardo vivere e m’illudo
di cancellare?
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Vacanza
Cari angioletti
fumo e fumetti
dopo la scuola
il tempo vola
fate da sordi
senza ricordi
estate mitica
niente politica
finirà a botte
le vene rotte
il ventre pingue
mute le lingue
ti voglio bene
beviamo insieme
io coca cola
il tempo cola
tu oransoda
noi morte e moda
tanto è lo stesso
neanche più il sesso
occhio non vede
non c’è più fede
cuore non sente
amiamo il niente
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Margherita
E vogliamo che ancora tua madre ti
tocchi
i capelli, e li lavi lei stessa;
se nessuno li vede,
dopo, in chiesa, per l’ultima messa,
non importa; e vogliamo che tu ti balocchi
nel sonno col disco che è primo in classifica;
e vogliamo vederle di nuovo,
finita la scuola, in cortile
le tue vecchie compagne;
non dimenticheranno;
ed è già primavera, un altro anno,
e si baciano in moto e pensano a te:
e accendiamo le cicche e gli MP3;
e vogliamo che ancora tua madre ti tocchi,
ti lavi, ti parli, ti scriva;
e vogliamo che Guendy ripeta:
che fai? chi ci rende i tuoi occhi?
Tu. Tu sei qui. Tu sei viva .