PREMIO POESIA INEDITA

 

SAURO ALBISANI

Le dieci poesie aperte dal quasi-sonetto L’alunno che faceva con vertigine/le scale della scuola elementare... si sono imposte all’attenzione della Guria per la loro apparente semplicità che nascondo una notevole perizia tecnica e per il modo attento eppur distaccato con cui descrivono attimi di vita. Si tratta di testi di impostazione classica, quasi delle pillole di saggezza, scandite in versi di esemplare nettezza che possono solo essere il frutto di una lunga esperienza di vita e lavoto. Le poesie oscillano fra massima e canzonetta, e c’è persino una filastrocca che di infantile ha solo il ritmo: Cari angioletti/fumo e fumetti. A una bambina apparentemente morta è appunto dedicata Margherita, altro testo di grande delicatezza ed efficacia.


 

L’alunno che faceva con vertigine

le scale della scuola elementare

mentre il maestro domandava – Voi

siete della campagna? – alla madre;


 

l’alunno che guardava i corridoi

come se stesse tornando all’origine,

puro e disposto a salire a studiare,

coi libri, il diario, l’astuccio, le squadre


 

nella cartella gonfia, e qualche rima

baciata amata imparata da un pezzo

a mente: non cadeva in un inganno


 

teso a se stesso? e, anno dopo anno,

non avrebbe lasciato sempre a mezzo

l’opera prima?


 


 


 

Poter cambiare un aggettivo, un verbo,

una parola ambigua, una di troppo,

voltando pagina, all’indietro, dove

c’è la data di ieri, dove

gli errori resteranno quegli stessi

anche se tu sconfessi

i tuoi pensieri.


 

Chiudo

il quaderno, e penso: perché scrivere?

chi è che voglio ingannare?

perché mi guardo vivere e m’illudo

di cancellare?

********************


 

Vacanza

 

Cari angioletti

fumo e fumetti


dopo la scuola

il tempo vola


fate da sordi

senza ricordi


estate mitica

niente politica

 

finirà a botte

le vene rotte


il ventre pingue

mute le lingue


ti voglio bene

beviamo insieme


io coca cola

il tempo cola


tu oransoda

noi morte e moda


tanto è lo stesso

neanche più il sesso


occhio non vede

non c’è più fede


cuore non sente

amiamo il niente


****************************************+

Margherita


E vogliamo che ancora tua madre ti tocchi

i capelli, e li lavi lei stessa;

se nessuno li vede,

dopo, in chiesa, per l’ultima messa,

non importa; e vogliamo che tu ti balocchi

nel sonno col disco che è primo in classifica;


 

e vogliamo vederle di nuovo,

finita la scuola, in cortile

le tue vecchie compagne;

non dimenticheranno;

ed è già primavera, un altro anno,

e si baciano in moto e pensano a te:

e accendiamo le cicche e gli MP3;


 

e vogliamo che ancora tua madre ti tocchi,

ti lavi, ti parli, ti scriva;

e vogliamo che Guendy ripeta:

che fai? chi ci rende i tuoi occhi?


 

Tu. Tu sei qui. Tu sei viva .

 

Sezione Poesia Inedita   Sezione Poesia Edita   Sezione Premio alla carriera   Sezione Poeti e Scrittori liguri nel mondo   Premi Speciali