Per volontà dell’Associazione Lerici Pea, mi trovo a coordinare quest’anno per la seconda volta il Premio Lerici Pea, giunto “orgogliosamente” alla sua 62 esima edizione. Riteniamo siano prova dell’efficacia del nostro lavoro, i patrocini e le sinergie con gli Enti e le Istituzioni di Cultura che ci danno il loro appoggio e la loro fiducia, come la Regione Liguria, i Comuni di Lerici e La Spezia, la Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia e la Carispezia – Crédit Agricole, che ringrazio anche per la messa a disposizione di Villa Marigola, da anni sede ufficiale del premio Lerici Pea Alla Carriera. Sono stati nostri ospiti a Lerici i più illustri esponenti della poesia contemporanea nel mondo, molti dei quali, insigniti della cittadinanza onoraria della città di Lerici come quest’anno Cees Nooteboom, contribuiscono ad arricchire con la loro presenza il “Golfo dei Poeti”, così chiamato nel 1910 dal commediografo Sem Benelli. Destino annunciato direi, posto che ben prima che Lawrence, Shelley e Byron lo rendessero così famoso, di Lerici parlarono già Dante, Petrarca e Boccaccio. Crediamo, dunque, di aver mantenuto fede al lascito culturale di Enrico Pea, che vedeva nel Premio una voce universale e garante della libertà della poesia, poiché lavora su quel “tantum universalis” che appartiene a tutti gli uomini. Citando Maria grazia Beverini, “ la Poesia, proprio per essere meditazione resa in forma sintetica sui valori universali, non è un accessorio o un abbellimento, ma un valore dinamico e necessario, poiché una società impoetica è una società morta o, al più, tenuta in vita solo dal demone del profitto attraverso un percorso infernale e stolido che può produrre sempre e soltanto il Peggio.” A mio parere, la forma secondo cui questo Peggio si esprime oggi è la banalità, sempre più frequente, dello scambio delle comunicazioni solo mediatiche, l’abuso della frase fatta, specchio della tendenza ad evitare ogni istanza critica, cui si preferisce il rifugio sterile e comodo offerto dal luogo comune; il frastuono delle parole grasse e bugiarde, come diceva Enrico Pea. Questo pensiero sembra condividerlo anche il nostro Premio alla Carriera di quest’anno «una delle voci più alte nel coro degli autori contemporanei» (The New York Times), tradotto in più di trenta paesi, insignito di numerosi premi letterari e paragonato dalla critica a Borges, Calvino e Nabokov, poichè anche quando non scrive poesie, scrive di poesia e di poeti, come nel suo ultimo libro Tumbas che sembra quasi rispondere ad un esigenza intima e profonda dell’autore, ma anche a una sorta di “speranza”. Dialogando infatti con lo scrittore Andrea Bayani dice: “In questo momento storico le persone si sentono sole. E la poesia offre qualcosa che va oltre le vite di ciascuno, trasporta in un luogo che sta più in alto della quotidianità. Compie questo strano miracolo per cui parte da un punto molto personale e arriva all’universale. Di questo si sente il bisogno, in un tempo di smarrimento come quello che viviamo. Infatti le letture di poesie hanno qualcosa di speciale. Persone sole, abituate a leggere in solitudine, che poi si trovano tutte insieme a condividere una situazione. La lettura poetica diventa una liturgia, il luogo diventa una chiesa”. A queste parole affido anche la nostra speranza come Associazione Lerici Pea, affinchè il nostro Premio possa continuare a vivere, e che “chi ci sostiene” continui a farlo, comprendendo l’importanza della nostra sopravvivenza in quanto tramiti di valori non soltanto culturali, ma anche sociali.

«Sia dato credito alla poesia! » (Seamus Heaney, Premio Nobel ’95)

LUCILLA DEL SANTO

Presidente Premio Lerici Pea 2016