Lerici Pea 2017

La poesia aggiunge vita alla vita
Mario Luzi  

Mi è capitato di pensare che sono sinceramente onorata di essere anche quest’anno la Presidente del Lerici Pea e di far parte di questo Premio “prezioso” che, grazie a coloro che mi hanno preceduto, esiste da sessantatré anni, ed è tra i più importanti e longevi d’Italia. Credo che sia questo il motivo per cui ogni anno, con grande rispetto e passione, ci lavoro con entusiasmo, decisa a “difenderlo”e a portarlo avanti, malgrado le continue difficoltà ad operare in ristrettezze di fondi e in un momento storico dove “tutto”, in realtà, anche l’espressione della più assoluta banalità, sembra più importante e aver più valore della Poesia. Ma più studio e conosco le opere dei nostri premiati, più credo al valore di questa difficile forma espressiva: nel suo ruolo di promozione del dialogo e della comprensione interculturale, nella sua capacità di far coesistere diversità linguistiche e sociali e, forse soprattutto, di riportarci alla nostra dimensione più profonda, intima, dove possiamo ascoltare e far parlare solo la nostra anima, la nostra coscienza… Sento la Poesia, come una sorta di preghiera laica. Dunque un luogo “privilegiato”, che ci permette di pensare all’immortalità, ma anche non sempre “accogliente”, poiché strettamente legato alla verità della condizione umana dove, purtroppo, «cadono le nostre certezze o illusioni di pensarci esseri privilegiati e depositari di un destino che nessun’altra creatura vivente può vantare» (E. Montale). Personalmente amo anche questa “duplicità” della poesia: può “cullarci” e trasportarci in mondi mitici e onirici, invaderci di bellezza, ma anche colpirci duramente con la verità… scomoda, tagliente, profetica.

Dunque un grazie di cuore a tutti coloro che hanno condiviso con me anche quest’anno di lavoro, e agli enti e agli sponsor che continuano, nel possibile, a sostenerci.

Lucilla Del Santo
Presidente Premio Lerici Pea 2017


Si informano tutti coloro che seguono il Premio e tutti gli amici dell’Associazione che l’edizione di quest’anno prevede alcune variazioni causa rivisitazioni in corso delle procedure concorsuali delle varie sezioni del Premio:

1) il Premio Lucia Roncareggi torna biennale e dunque si risvolgera’ nel 2018;

2) Premio Edito: ci dispiace molto dovervi informare che per l’Edizione 2017 la sezione non avrà luogo, a causa del cambio nel mese di giugno del Sindaco della Spezia e della Giunta comunale, che non ci ha consentito di poter definire con i nuovi amministratori né le modalità né i contributi necessari all’adempiersi della tradizionale manifestazione in piazza;

3) il vincitore del Premio Paolo Bertolani 2017, è stato scelto dall’Associazione Lerici Pea, fra i giovani poeti dialettali emergenti, per rendere omaggio alla considerazione e alle speranze che proprio nei più giovani riponeva il poeta Paolo Bertolani, di cui quest’anno è doveroso ricordare i 10 anni della scomparsa.

4) Il Premio alla Carriera e Liguri nel Mondo, come di consueto.

Grazie a tutti per l’attenzione e speriamo continuiate a seguirci numerosi.
L’Associazione Lerici Pea


Premio Lerici Pea  “alla Carrieraa Milo De Angelis.

Quest’anno, per decisione unanime dei Soci e della Giuria Scientifica del Premio, il prestigoso Premio Lerici Pea “alla Carriera” è stato assegnato a Milo De Angelis.

MOTIVAZIONE

Nel quadro della nuova poesia affermatasi dopo i Novissimi, dagli anni Settanta, De Angelis è subito apparso già alle prime prove con un talento impareggiabile per i modi con cui ha saputo declinare il verso italiano tra oltranza d’immagine e precisione quotidiana, una sorta di bifocalità che ha sempre attratto ed intrigato i lettori, perché non se ne può non riconoscere la genuina sincerità, nel nome di quella professione di fede nella poesia che è la ragione della sua vita e della sua capacità di ascolto e voce, in cui molti si sono riconosciuti e ritrovati.

Lungo è il suo viaggio in versi, quasi mezzo secolo, come attesta il recente “Tutte le poesie” (Mondadori 2017) e – pur nella fedeltà – assai articolato nelle sue stagioni: in “Somiglianze” le diverse epifanie si accendono in un vario e mobile quadro onirico e  semirealistico (la Milano anni ‘70), dove si avverte la lezione di una linea notturna della poesia moderna da Rimbaud a Campana a Luzi a Porta. Dopo due libri in cui sono prevalenti le ragioni di un astrattismo del tragico puro (“Millimetri”; “Terra del viso”), con “Distante un padre” (1989) De Angelis torna ad una connotazione più vissuta: questa volta si tratta piuttosto del Monferrato: la collina, i grafiti di infanzia e adolescenza, i miti pavesiani sono gli elementi più vistosi dove opera un continuo slittamento semantico, dal consueto al surreale e all’assurdo. Cruciale “Biografia sommaria” (1999) dove il tema del ritorno (che ci riporta al pavesismo intimo di Milo) è ossessivamente presente. E ne avverti anche l’acuta lacerazione, tra un desiderio di perenne fedeltà all’identico e all’istante e l’accettazione di una temporalità consumante, in cui lo stesso Milo esorta se stesso a misurarsi.

“Tema dell’addio” (2005) è incentrato sulla prematura scomparsa della moglie, la poetessa Giovanna Sicari, con nuovi accenti di più struggente e inattesa tenerezza. Il libro inaugura una nuova modalità compositiva, poi ripresa nei libri successivi (“Quell’andarsene nel buio dei cortili”, 2010; “Incontri e agguati”, 2015). È una strategia compositiva che tende ad una sorta di lampeggiante diario poetico come posto sulla soglia in una reiterata e interminabile partita tra la parola e il silenzio, non un silenzio afasico e punteggiante l’indicibile, quanto un silenzio come monito costante del limite e della fine.

NOTE BIOGRAFICHE

Classe 1951, Milo (Camillo) De Angelis è attivo in diversi campi della letteratura. A Milano, dove è nato e dove oggi vive, si è laureato in Lettere e ha fondato e diretto la rivista di poesia “Niebo” (1977-79). Ha pubblicato le seguenti raccolte: Somiglianze (1976, revisione nel 1990); Millimetri (1983); Terra del viso (1985); Distante un padre (1989); Biografia sommaria (1999); Tema dell’addio (2005); Quell’andarsene nel buio dei cortili (2010); Incontri e agguati (2015). Ha riunito nel nuovo Specchio di Mondadori Tutte le poesie 1969-2015 (2017). Ha inoltre scritto i racconti La corsa dei mantelli (1979) e il volume di teoria poetica Poesia e destino (1982); di rilievo anche Colloqui sulla poesia / Milo De Angelis, a cura di Isabella Vincentini, Edizioni La Vita Felice, Milano 2008 (raccolta di ventidue interviste dal 1990 al 2007, con dvd allegato a cura di Viviana Nicodemo e Stefano Massari), ripreso da Book Time, Milano 2013.


Premio “Liguri nel Mondo” a David Bellatalla

MOTIVAZIONE

David Bellatella è un ligure (nato a La Spezia nel 1962) che ha agito nel mondo come antropologo e ricercatore occupandosi fra l’altro di sciamanesimo e nomadismo e ripercorrendo l’antica Via della Seta per l’Estremo Oriente e il cammino delle Ande. Ha documentato i suoi viaggi e le sue ricerche con parole e immagini in numerosi volumi e filmati. Dal 1992 è spesso in Mongolia, dove insegna alla National University e dove è impegnato in importanti progetti umanitari, finanziati in buona parte da enti privati e pubblici italiani, fra cui la Regione Liguria. Qui è intervenuto per soccorrere una popolazione di allevatori di renne che minacciava di scomparire a causa di una malattia dell’animale e più recentemente ha creato strutture di accoglienza per i bambini di strada e per ragazze madri con figli disabili nella capitale Ulan Bator, dove la modernizzazione ha acuito le diseguaglianze sociali e il clima rigido rende dura la stessa sopravvivenza dei deboli. Bellatella finanzia queste attività anche con i proventi dei libri da lui curati, fra cui di recente il prezioso diario tibetano del fotografo e marinaio militare ligure Eugenio Ghersi (Oneglia 1904-La Spezia 1967). David Bellatella ha contribuito significativamente a far conoscere la Liguria nel mondo e a inserire la Regione in un quadro di cooperazione umanitaria e culturale internazionale.

NOTA BIOGRAFICA

Nato a La Spezia nel 1962, studioso e ricercatore universitario.  
Ha insegnato antropologia audio-visulale e antropologia culturale alla Mongolian National University di Ulan Bator (Mongolia) e alla UWA University in Perth ( Australia Occidentale).
Tra il 1987 e il 1988 svolge ricerche nelle regioni Himalayane (Nepal, Ladakh e Tibet occidentale) e tra il 1989 e il 1991 è nell’America del Sud per ricerche etnografiche e antropologiche sulle popolazioni andine (Cile, Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia e Venezuela); con Dino De Toffol, Paolo Fiorini e Daniele Sigismondi compie la spedizione “Ande 89 – la prima traversata integrale della Cordigliera”; per un totale di oltre 4.500 km percorsi a piedi in oltre 14 mesi di viaggio.
Nel 1992 parte per la spedizione “Iter Rossicum” lungo le antiche vie carovaniere dell’Asia, che per quasi due anni, lo portano assieme all’amico De Toffol. da Venezia fino a Pechino sulle tracce dei grandi viaggiatori dell’Età di Mezzo.
Dal 1994 inizia un costante lavoro di ricerca in Mongolia con le popolazioni nomadi incentrando la propria ricerca sui diversi aspetti del nomadismo e dello sciamanesimo. È il primo ricercatore occidentale ad aver svolto uno studio antropologico sulla comunità degli Aghin-Buriati nella regione del Dornod, della Mongolia orientale.
Nel 1996 diviene membro dello IAMS Centro Studi e Ricerche dell’Accademia delle Scienze della Mongolia.
Dal 2001 è membro della giuria del Premio Chatwin.
Nel 2002 è coordinatore e moderatore della sezione “Etnografia & Antropologia” per il Simposio Mondiale di Studi Accademici sulla Mongolia tenutosi tra il 5 e 11 agosto dello stesso anno.
Nel corso della sua carriera realizzato diversi documentari con il cineoperatore Dino de Toffol tra i quali: ”Lusajiu: un popolo della Sierra Nevada di Santa Marta – (Colombia)”; “Sciamanesimo e sacro tra i Buriati della Mongolia”; ”Tsaatan: Gli uomini renna della taiga (Mongolia)”, “Ulaanbataar: i bambini del sottosuolo – (Mongolia)”.
Inoltre ha pubblicato numerosi articoli per riviste scientifiche e specializzate; diversi libri tra i quali: “Sciamanesimo e sacro tra I Buriati della Mongolia”; “Tsaatan: gli uomini renna della Mongolia”; “Trekking nella Cordigliera – un anno a piedi attraverso le Ande”; “Dreams and Oracles”, “Audiovisual Anthropology; a theory of investigation for research in Shamanism and Spirituality”, “In viaggio con le nuvole”, “Eugenio Ghersi; un marinaio ligure in Tibet” e “Sull’altipiano dell’ Io sottile”.
Dal 1990 le sue immagini fotografiche sono state esposte in diverse città europee e australiane, tra le altre: “Magia delle Ande” “Sensazioni andine”; “Popoli degli Dei”; ”La via della seta” “gli uomini renna della Mongolia”; “Lusajiu – Un popolo della Sierra Nevada di Santa Marta”.
Dal 2006 ha aperto stabilmente il centro accoglienza per i Bambini di Strada (La Casa della Speranza) nel distretto di Chingeltei ad Ulan Bator, Mongolia. Nel 2013 riceve la medaglia d’Oro dal Governo della Mongolia e dalla Croce Rossa per le sue attività umanitarie in Mongolia. Nel luglio del 2016 riceve il Premio “Paul Harris Fellow” dal Rotary International per le sue iniziative umanitarie, soprattutto per quelle a favore dei bambini di strada di Ulan Bator.


Premio  “Paolo Bertolani” Sezione poesia dialettale a Daniel Cundari 

MOTIVAZIONE

L’edizione 2017 del Premio Lerici Pea “Paolo Bertolani” per la Poesia dialettale, va a Daniel Cundari. Nato a Rogliano (CS) nel 1983, nel rapido volgere di un decennio, intercorso tra il suo primo libro (“Cacagliùsi”, “Balbuzienti”, 2016) e il più recente (“Nell’incendio e oltre”, 2016), si è imposto tra le nuove voci della poesia internazionale. Traduttore in spagnolo dell’opera poetica di Bufalino, ha pubblicato libri di poesia in italiano, in spagnolo e nel dialetto di Cuti, piccola località nel comune di Rogliano. Vissuto a Granada, è stato ospite di numerose rassegne internazionali. Della sua poesia a forte impatto emotivo, colpisce il radicamento linguistico alla lingua materna, una lingua ostica, segnata da sonorità aspre e ruvide, fulcro germinale di una “geografia feroce” attraversata da spinte policentriche, alimentata dall’esperienza del mondo e delle sue lingue. Poeta inquieto e migrante, potremmo infatti definirlo, esposto alla continua avventura di deambulazione e deterritorializzazione: ovvero all’inevitabile e arricchente stigma della contaminazione culturale. Sarà per questo che la sua scrittura offre un costante combattimento o, potremmo dire, una fertile e felibre alternanza, tra radici e smarrimento, memoria dei luoghi e istanza erratica, dove le novità concrescono con la tradizione, dove la grande lezione della poesia esistenziale e tragica, da Kavafis, splendidamente tradotto in calabrese, a Penna e Mandel’štam, passando per la lirica risentita e civile di Lorca, viene attualizzata attraverso formularità e sonorità che si affidano anche alla musica e alla performatività della rappresentazione. La scrittura di Cundari è eminentemente lirica (in questo, appare in controtendenza rispetto alle mode e ai gusti del momento) e si affida alle lenti del cuore e dell’affettività attraverso cui segnare una nuova mappatura, una vera e propria cartografia dei sentimenti e dei luoghi, del paesaggio contemporaneo: un paesaggio continuamente rivitalizzato, rinnovato di energia vitale: “Adduv’è desërtu, / chìjântu siménta”, “Dov’è deserto, / pianto semi.”. Parola mercuriale e mai pacificata, la sua poesia, tutta concreta, tutta corporale e fisica, tuttavia riarsa continuamente dalla visione e dall’accelerazione mito-simbolista: della grande lezione della Modernità.

NOTA BIOGRAFICA

Daniel Cundari è nato nel 1983 a Cuti, un caratteristico rione di Rogliano, paese della Calabria in provincia di Cosenza. Poeta, narratore e performer plurilingue animato da un forte vitalismo, ha portato la lingua della sua terra in giro per il mondo: dalla Spagna alla Slovacchia, dalla Germania alla Cina. Fondamentale nella sua formazione artistica, dopo le esperienze senesi e romane, la frequentazione assidua dei maggiori artisti di Granada, città che ha segnato profondamente la sua voce poetica.  Precursore del repentismo cutise*, fondatore di locali e centri di aggregazione culturale nel suo luogo di origine, Premio Pericle d’oro “per le sue letture infinite e l’incessante impegno letterario, contraddistinto sin da età giovanissima, da sicurezza di timbro e rigore formale, uniti a una saggezza adulta pervasa da sensualità panica”, nel 2009 è stato il più giovane autore straniero di sempre, ospite della prestigiosa Cátedra Federico García Lorca. Attraverso il Premio Genil, normalmente attribuito a poeti iberici, Daniel Cundari ha pubblicato in spagnolo Geografía feroz. Collabora con musicisti di chiara fama, interpretando diversi spettacoli tratti dai suoi testi. Già nel 2010 e nel 2011 ha partecipato al FEX (Festival Internacional de Música y Danza) con un paesaggio sonoro dell’Albaicín e componendo una copla flamenca per ‘baile y cante’, in un progetto condiviso da chitarristi, ballerini e poeti quali Juan Pinilla, Sara La Samarona, Álvaro El Martinete, Victoria López, Juan de Loxa e Luis García Montero. Del 2013 è la sua partecipazione all’Ars Poetica di Bratislava, con altri trenta artisti performativi provenienti da ogni angolo del mondo. Nel marzo del 2017 è stato invitato dall’Accademia Mondiale della Poesia di Verona presso la Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico. Innumerevoli i suoi saggi su riviste e antologie (da Borges a Marías, da Tabucchi a Magris) e, tra gli altri, Cesare Pavese e l’America per la prestigiosa Quimera, Revista de Literatura. Ha riportato dall’italiano allo spagnolo tutte le poesie di Gesualdo Bufalino e in dialetto calabrese molti autori, da Kavafis ad Aleixandre, da Alberti a Mandelstam. Le sue poesie sono tradotte in diverse lingue. Fra qualche giorno sarà insignito del Premio Lerici Pea 2017. A settembre riceverà anche il Premio Ischitella 2017 come vincitore assoluto.
Per la poesia ha pubblicato:
Cacagliùsi / Balbuzienti, 2006 Lepisma, Roma, a cura di Pasquino Crupi e Dante Maffìa. Il dolore dell’acqua, 2007 Lepisma, Roma, a cura di Mario Specchio.
Prótesis del alma, 2008 Vitolas del Anaïs, Granada, a cura di Marta Badia e Ángel Talián. Poemas para delinquir, 2009 Colección Peatones, Granada, a cura di Daniel Vázquez Barros.
Geografía feroz, 2011 Genil de Literatura, Granada, a cura di Antonio Carvajal, Alejandro Pedregosa, Trinidad Gan.
Poesie contro me stesso, 2014 Rubbettino, Soveria Mannelli, a cura di Juan Carlos Friebe.
Nell’incendio e oltre, 2016 Pellegrini, Cosenza, a cura di Manuel Cohen. Antologie:
L’Italia a pezzi L’Italia – Antologia di poeti italiani in dialetto a cura di M. Cohen, V. Cuccaroni, G. Nava, R. Renzi, C. Sinicco, Ed. Gwynplaine Ancona 2014
Dialetto lingua della poesia. Antologia di Ombretta Ciurmelli, Roma, 2015, Edizione Cofine
Todo es Poesía en Granada, prólogo de José Martín de Vayas, Colección Diástole, Esdrújula Ediciones, Granada, 2015, Spagna
* il repentismo cutise è un ambiente immaginativo-espressivo creato dal poeta, che si basa sul canto d’improvviso, utilizzando il dialetto in funzione di lingua universale della parola e del corpo.