Premio “Liguri nel Mondo” 2018

a Giuseppe Scognamiglio

 

 

 

 

 

 

MOTIVAZIONE

Giuseppe Scognamiglio è un uomo “di valore”…valore vero, quello fatto di passioni, tenacia, dedizione al proprio lavoro, sete di conoscenza, umanità. Diplomatico, professore di musica, uomo di pace e di cultura, possiede tutte le qualità che vorremmo ogni “Ligure nel Mondo” avesse e di cui siamo profondamente orgogliosi.

La terra dove è cresciuto gli assomiglia molto…poiché, come dice Giuseppe Conte, i liguri sono a casa loro nelle pieghe dell’intero pianeta; sono marinai, esploratori instancabili, ma possiedono anche la capacità di radicarsi facilmente nei luoghi di adozione, con “volontà di fare”, intelligenza, apertura mentale. Questo ha fatto e, ne siamo certi, continuerà a fare l’ambasciatore Scognamiglio nei vari paesi del mondo che lo hanno accolto e che lo accoglieranno.

Ma il Premio Lerici Pea “Liguri nel Mondo”, gli viene attribuito anche perché lo riteniamo un esempio, per le nuove generazioni, di come il “successo” personale, professionale e, soprattutto, “duraturo”, si possa ottenere solo con umiltà, un passo alla volta, attraverso un approccio serio e costante agli studi e se fermamente determinati alla costruzione di una professionalità articolata e polivalente, strumento necessario per inserirsi e crescere nel nuovo mondo del lavoro: articolato, difficile e in costante mutazione.

Lucilla Del Santo

 

Ricorderete tutti, credo, la frase di Socrate: Io non sono un ateniese o greco, io sono un cittadino del mondo. Qui con noi oggi abbiamo un cittadino del mondo, l’ambasciatore Giuseppe Scognamiglio. E se qualcuno di voi ora gli chiedesse quale è il suo luogo di nascita, credo che egli potrebbe ben rispondere con le parole di Marguerite Yourcenar “Il mio luogo di nascita è quello dove per la prima volta ho posato uno sguardo consapevole su me stesso. La mia prima patria sono stati i libri. E in effetti i libri sono stati veramente la sua patria e grazie ad essi si è formato, ha scoperto chi era e cosa voleva fare della sua vita. Di origine napoletane, a 2 anni e mezzo Giuseppe Scognamiglio giunge con la sua famiglia alla Spezia, in Liguria, e qui cresce e frequenta tutte le scuole; qui ha avuto i suoi primi amici; alla Spezia, come lui stesso ci racconta, sono nate e ha potuto coltivare le passioni che lo hanno accompagnato per tutta la vita: oltre al mare, la musica, la letteratura, la storia. In una parola, la bellezza in tutte le sue declinazioni. Ed una curiosità e sete di conoscenza che lo hanno spinto verso nuovi orizzonti con un desiderio ardente di viaggiare e scoprire il mondo. Dopo il Liceo classico spezzino, Lorenzo Costa, eccolo a Milano, all’Università Bocconi, poi con una borsa Erasmus e Parigi, e poi il grande salto nella Carriera diplomatica. Ma ogni anno è sempre ritornato, almeno per qualche giorno, dai genitori, dagli amici di gioventù, perché è solo attraverso i viaggi e la distanza che possiamo riconoscere dove si trova quel qualcosa che ci appartiene veramente. Anche le città, come le persone, hanno una loro personalità e a seconda delle città e del viaggiatore, può scoccare un amore reciproco. Possiamo dire che quello nato tra Giuseppe Scognamiglio, la città e il Golfo dei Poeti, quando ancora era un bambino, è stato un grande amore.

Ed è per questo motivo che noi oggi riteniamo di potergli assegnare il Premio Lerici Pea Liguri nel Mondo in piena coscienza di quello che facciamo, perché Giuseppe Scognamiglio è, di fatto, uno spezzino: a La Spezia ha vissuto tutta la sua infanzia e adolescenza; e dunque anche in questa città della provincia ligure sono le sue radici.

La Spezia, o Spezia, come vogliamo chiamarla, è del resto, credo di poterlo dire senza paura di smentita, forse la meno “ligure” in senso stretto, delle province Liguri: quella che da subito, pochi anni dopo l’unità d’Italia, ha accolto migliaia di lavoratori da ogni parte della nostra Nazione appena nata. Dal sud, dal centro, dal nord Italia, giunsero giovani uomini richiamati dalle grandi possibilità di lavoro che la costruzione dell’Arsenale militare voluto da Cavour offriva loro. Uomini che si sono fermati, hanno messo su famiglia, hanno avuto figli, si sono radicati portando nuova linfa e nuova creatività in quello che sino ad allora era stato solo un piccolo borgo addormentato.

Come sanno bene i membri dell’Associazione Liguri nel Mondo qui presenti, che saluto, questo è quello che è accaduto alla Spezia nella seconda metà del secolo XIX ; ma nella storia d’Italia questa sorta di migrazione interna si è ripetuta, questa volta in grandi dimensioni, negli anni che vanno dal 1951 al 1971, gli anni del cosiddetto miracolo economico che, come ben sappiamo, si basò su un mai visto e sconvolgente fenomeno di rimescolamento della popolazione italiana . Furono allora oltre 10 milioni gli italiani che, dalle regioni del sud d’Italia, furono coinvolti in fenomeni di migrazioni interregionali. Energie nuove, intelligenze diverse, culture diverse hanno arricchito le regioni del nord Italia anche se all’inizio le difficoltà non mancarono.

”Il treno che viene dal sud/ non porta soltanto Marie con le labbra di corallo/“ cantava Sergio Endrigo negli anni sessanta in polemica risposta ad una canzone di Bruno Lauzi, ma anche “sudore e mille valigie/uomini cupi che hanno in tasca la speranza”. 

Di questo milione di persone che si spostavano al nord d’Italia la maggior parte giunsero nelle città del triangolo industriale: Torino, Milano, Genova. Erano visti come immigrati, esuli, profughi: a Genova per esempio i quartieri del Porto Antico e in generale della città vecchia si svuotarono dei vecchi genovesi per riempirsi di “nuovi arrivati” che andarono ad occupare quello che veniva loro offerto: cantine, soffitte, case inabitate e spesso inabitabili. Nacquero in quegli anni i problemi che anche oggi vediamo con i nuovi immigrati, che non vengono più dal sud Italia ma dal sud del mondo: fenomeni di intolleranza, rifiuto, dovuto ad usanze, religioni, lingue diverse. Ma il tempo “grande scultore”, come scrive ancora la Jourcenar, tutto ha omogeneizzato, tutto ha plasmato, rimescolato. E siamo certi, o meglio possiamo sperare, che ciò possa ancora accadere anche ai nostri giorni. Dicendo questo non vogliamo né possiamo chiudere gli occhi sugli odierni conflitti che attraversano l’Italia, L’Europa, l’intero pianeta, che determineranno sempre di più l’attualità e la vita di tutti noi, possiamo solo augurarci che ci siano persone lungimiranti e consapevoli a “gestirli” con umanità e intelligenza, come crediamo faccia e potrà fare il nostro illustre premiato, al quale auguriamo una lunga e importante Carriera e di portare con se, ovunque si troverà nel mondo, sempre un pezzo di Liguria.

Adriana Beverini

 

Un ligure che era lo scrittore italiano più letto e amato nel mondo, cittadino del mondo a sua volta, voglio dire Italo Calvino, mi accoglieva nella sua casa di Roma o a Castiglione della Pescaia salutandomi con due parole in un incerto dialetto di Sanremo, cui io goffamente rispondevo, per poi passare subito a parlare di Parigi e di New York, che era la città che Calvino aveva finito per prediligere. Ecco, questa nostalgia un po’ironicamente sentimentale delle proprie origini – a Sanremo Calvino aveva vissuto gli anni formativi dell’adolescenza e della prima giovinezza – e insieme l’apertura totale, l’adesione concreta, curiosa, felice alla vastità del mondo, rappresentano per me l’essenza di uno spirito ligure che spero non sia ancora andato perduto. L’attaccamento da patella al suo scoglio, da ulivo alla sua fascia convivono tra i liguri con la capacità di viaggiare, esplorare, intuire nuove strade, percorrere le distese delle onde, anche metaforiche, e trovarsi a proprio agio, non senza qualche tratto di malinconia, dovunque il destino li porti.

Per questo i liguri sono a casa loro nelle pieghe dell’intero pianeta. Come in Liguria convivono civilizzazione e natura, e basta grattare un po’ sotto la superficie dove furono le più nobili e antiche fabbriche e i più sontuosi alberghi d’Italia per trovare qualcosa di preistorico, fatto di terra, rocce, mare, erba e vento, così convivono praticità, ruvidezza, senso degli affari e una forza visionaria capace di trasformarsi in un progetto di cambiamento o addirittura di rivoluzione. Sono liguri Colombo, Garibaldi, Mazzini, uomini che ebbero per palcoscenico della loro audacia, della loro lotta, del loro ideale il mondo intero, modificando radicalmente il corso della storia.

Fu ancora un ligure, tra Ottocento e Novecento, a raccontare il mondo vivendolo con i suoi viaggi di esemplare cronista del proprio tempo. Edmondo de Amicis non è soltanto l’autore del Cuore, che contiene quel bellissimo racconto “Dagli Appennini alle Ande” che piaceva anche al meno deamicisiano degli scrittori, Henry Miller. De Amicis ci racconta l’oceano e la traversata atlantica dei nostri migranti, ci racconta Istanbul con una freschezza di visione dei luoghi e una capacità di penetrazione di una civiltà diversa dalla nostra, ferma restando la sua idea di un primato dell’Europa, che ancora oggi incantano il lettore.

Mi raccontava un professore uruguayano che fu a causa del disinteresse degli emigrati liguri, in maggioranza intenti agli affari e dialettofoni, se la Spagna degli orgogliosi hidalgo poté far prevalere il castigliano sull’italiano come lingua ufficiale dell’Argentina. E oggi fa specie sentirsi circondati da giovani argentini, come mi è capitato a un Festival letterario di Rosario, che ti si presentano pronunciando i loro cognomi tutti rigorosamente italiani storpiati e resi quasi irriconoscibili dalla pronuncia spagnola.

Nei miei viaggi, qualche volta mi sono trovato a dover spiegare dove e cosa è la Liguria, a ragazzi del Québec, a ragazze turche, che invece si entusiasmavano a sentire dire semplicemente “Sanremo”. E altre volte mi sono stupito di come siano forti certe comunità liguri nel mondo, incontrando nostri corregionali nel sud della California, nel sud dell’Argentina, a Bahia Blanca, a Lima. Confesso che non sapevo che l’emigrazione italiana in Perù fu prevalentemente ligure. E lo scopersi in parte a mio danno. Durante una festa della comunità italiana di Lima, la cantante ballerina scese dal palco per coinvolgere nella danza qualcuno della prima fila di spettatori. Provò con l’ambasciatore, che avendo un ruolo istituzionale da onorare, cortesemente rifiutò. Allora invitò me, che rappresento soltanto la mia povera arte. Accettai così di far due giri di un antico valzerino napoletano. Subito dopo, una signora ingioiellata e dall’accento genovese mi si avvicinò per le congratulazioni: “non so se l’ho apprezzata di più come conferenziere o come ballerino”. Mi sentii un po’ sprofondare, viste le mie non eccelse prestazioni nella danza. Ma risi anche tra me, e di cuore. Lontano, sulle rive del Pacifico, avevo ritrovato quella genovesità borghese, quell’ironia mondana, quel raffinato sarcasmo di cui Montale vecchio fu insuperabile maestro.

E quando penso ancora ai liguri nel mondo e del mondo, penso a Renato Dulbecco, il premio Nobel che ebbi la fortuna di intervistare, un uomo di una signorile disponibilità che mi parlò con il suo incredibile accento anglo-ligure dei suoi ricordi di Porto Maurizio e delle sue letture romanzesche preferite, tra cui spiccava L’amante di Lady Chatterley. E penso a Renzo Piano: nella tragedia che ha colpito Genova nel modo più tragico, anche simbolicamente, il grande architetto genovese ha introdotto, con il suo disegno di un nuovo ponte illuminato da 43 luci quante sono state le vittime del crollo, un elemento di pietà e di poesia. Sia lode a lui. Speriamo che la Liguria si rialzi. Che il suo spirito diventi ancora una volta ambasciatore nel mondo di valori alti, propulsivi verso il futuro, come sono la generosità solidale, la volontà di fare, intraprendere e condividere con giustizia e, se permettete, sottovoce, la poesia e la bellezza.

Giuseppe Conte  

 

NOTA BIOGRAFICA

Nato il 27 ottobre 1967, cresciuto a La Spezia, dopo aver conseguito la maturità classica ed il diploma di pianoforte, il 4 febbraio 1992 si laurea in economia all’Università «Bocconi».
Nello stesso anno consegue il Master CEMS (Community of European Business Schools).
Dal 1993 al 1994 effettua il servizio militare come Guardiamarina di complemento.
Entra nella carriera diplomatica, a seguito di concorso, il  3 luglio 1995.
Fino al 18 ottobre 1998 presta servizio presso la Direzione Generale del Personale, Ufficio II del Ministero degli Affari Esteri come Capo reparto contrattisti e reparto passaporti.
Dal 19 ottobre 1998 al 27 giugno 2002 è responsabile delle sezioni consolare, commerciale, culturale e cooperazione dell’Ambasciata d’Italia all’Avana (Cuba).
Il 28 giugno 2002 assume presso l’Ambasciata d’Italia al Cairo (Egitto), come responsabile delle analisi di politica interna ed estera, nonché del coordinamento consolare.
Viene promosso Consigliere di legazione il 2.7.2005 e, nello stesso anno, gli viene conferita l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica.
Rientrato a Roma, dall’1 settembre 2006 è Capo Ufficio II del Servizio Stampa e Informazione della Farnesina, responsabile della comunicazione multimediale, dei rapporti con la stampa estera e delle convenzioni con le agenzie di stampa italiane.
Il 3 luglio 2010 viene nominato Consigliere d’Ambasciata.
Dal 19 febbraio 2011: Console Generale presso il Consolato Generale in Buenos Aires (Argentina).
Ambasciatore d’Italia presso lo Stato del Kuwait dal 9 ottobre 2015. Il 13 gennaio 2017 gli viene conferita l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica. Il 2 gennaio 2018 viene promosso Ministro Plenipotenziario