PREMIO POETI LIGURI NEL MONDO

 

Vent’anni fa si avverava il mio grande sogno di andare a vivere a Londra. Laureata da tre giorni, lasciavo alle spalle l’appena acquisito titolo di dottoressa per lanciarmi nella grande avventura dell’esistenza adulta, quel misto di ricerca di saggezza ed equilibrio da una parte e necessità di vita pratica dall’altra, esigenze spesso in contrasto fra loro. Uno dei primi mutamenti della mia realtà fu la scoperta di una sottile ma permeante forma di dolore. In tutte le mie nuove scoperte, in tutti i nuovi ricordi che si accumulavano rapidamente, mancava qualcosa. Avevo perso il mio centro di gravità, il mio referente, la mia continuità. Trasportare pezzi di Italia con me, un tappeto, un quadro, la focaccia da mangiare nella mia nuova cameretta, non serviva. Tutto si riempiva di quello stesso vuoto. Mi misi a sfogliare le lettere del Foscolo, le biografie di Panizzi, di Mazzini. Come avevano vissuto loro il rapporto fra le culture? Ma cercavo anche di scoprire in che modo i viaggiatori inglesi avevano visto l’Italia, quali cose li avessero colpiti. In questa mia ricerca, mi imbattei in Pictures from Italy di Charles Dickens. L’Inghilterra è sempre stata costosa e quando gli inglesi volevano risparmiare venivano sul “continente”. E così Dickens decise di rappezzare le sue finanze girando per l’Italia e scelse come base Genova. Rivedere la mia città attraverso gli occhi di questo grande scrittore, risentirne gli aromi più o meno accattivanti, mi appassionò profondamente: mi comprai una macchina da scrivere e mi misi a tradurlo, sul pavimento, accanto al caminetto a gas. Vent’anni dopo ho una casetta stile edwardiano, uno studiolo con vista sul parco e tanti quadri di Luzzati alle pareti. Attraverso il mestiere di traduttrice ho potuto tenere vivo e dinamico il rapporto con il mio paese natale, ma la cultura anglosassone ha impregnato la mia esistenza e ormai la respiro con polmoni miei. Per questo, quando qualche anno fa ho ripreso a scrivere poesie, la scelta che mi è sembrata piu naturale è stata la lingua inglese.


Crossing

With a bottle of oblivion and a fainted picture
I sailed oceans dense and dim,
Woke up to erupting sunsets,
Looked at horizons left behind.
Shrouded in a coarse blanket
I slept with rain tapping on my shoulders.
I searched harbours for the memory of touch,
Found nothing but gems,
Re-embarked to forget, and did.
Wrote a song:
“I am a saint without god,
A martyr with clotted blood:
I came to heal and I killed.”
I went back to see where the pieces had fallen.
Through screaming tunnels
And winding roads painted unfamiliar,
I found what I had left:
A harbour of lights
And the ink black expanse of the sea
Lying in wait.


(dal mio blog: www.franwritings.blogspot.com)


Traversata

Con una bottiglia di oblio e una foto sbiadita

ho navigato per oceani densi e opachi,

mi sono svegliato alla luce di tramonti eruttanti,

ho guardato gli orizzonti lasciati alle spalle.

Avvolto in una grezza coperta

ho dormito con la pioggia che mi tamburellava sulla schiena.

Ho cercato nei porti il ricordo del tatto,

ho trovato solo gemme,

mi sono reimbarcato per dimenticare, e l’ho fatto.

Ho scritto una canzone:

“Sono un santo senza dio,

un martire dal sangue coagulato:

sono venuto per guarire e ho ucciso”.

Sono tornato a vedere dov’erano caduti i cocci.

Attraverso gallerie urlanti

e strade tortuose dipinte di estraneità,

ho trovato ciò che avevo lasciato:

un golfo di luci

e la distesa nero inchiostro del mare

pronta all’agguato.


 



 

Erase

This world is painted by children

With dusty fingernails,

Everything under dead skin,

The coarse pain of crumbling façades,

Breeze soothing rocks into pebbles,

A necessary shedding,

Simplicity unveiled.


 

(da AA VV, Bright Voices, Londra 2003 p. 73)


 

Cancellare

Questo mondo è dipinto da bambini

con le unghie polverose,

tutto sotto la pelle morta,

il ruvido dolore delle facciate crollanti,

la brezza che lenisce le pietre in ciottoli,

una desquamazione necessaria,

semplicità svelata.


 


My Hell

 

My hell

Is your heart,

The hurt

I cannot reach.


(inedita)


Il mio inferno


Il mio inferno

è il tuo cuore,

la pena

che non posso raggiungere.


 


Dawn


You rest your weary head

Over scattered papers

Covered in oil

Left-over food,

You, the oldest part of me,

The child sedated

And sad.

You, whom I watch

Through rain and fear

Through despise,

Through shattered diamond lights,

You

Asleep on the kitchen table.


(aa.vv., The Colors of Life, Owings Mills, 2003, p.1)

 


Alba

Riposi la tua testa stanca

su fogli di carta sparpagliati

unti d’olio

avanzi di cibo,

tu, la parte più vecchia di me,

la bambina ammansita

e triste.

Tu, che osservo

attraverso la pioggia e la paura

attraverso il disprezzo,

attraverso luci di diamante frantumate,

tu

addormentata sul tavolo di cucina.

 

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