Premio Lerici Pea 2016 “Paolo Bertolani” – Sezione poesia dialettale

ad Emilio Rentocchini. 

MOTIVAZIONE

Con l’assegnazione del Premio Lerici Pea Sezione Poesia Dialettale “Paolo Bertolani” ad Emilio Rentocchini, si intende premiare un poeta a tutto tondo, degno di essere annoverato nel panorama della poesia contemporanea, senza necessità di classificazioni restrittive, per la poesia “in dialetto”. Rentocchini ha scritto nell’arco di più di vent’anni vari libri nel dialetto della sua terra e nel tradurli in italiano, non si è limitato ad una trasposizione letterale bensì li ha dotati di varianti in lingua italiana, così come già nel 1999 aveva notato e scritto di lui, in quella sua insuperata critica, il poeta Giovanni Giudici. Peraltro, ciò è acclarato dallo stesso poeta sassolese quando scrive di non essersi mai limitato a tradurre le singole parole ma “ad aggiungere sempre qualche cosa a quello che è già stato detto in dialetto, naturalmente senza “tradire”. La poesia che egli compone è dunque sempre una sola, ma Rentocchini riesce nella magia di far coesistere nella stessa pagina, italiano e dialetto, così come riusciva a fare il poeta della Serra, Paolo Bertolani. Significativa anche la scelta del mezzo formale utilizzato, “l’ottava ariostesca”, una forma chiusa e circolare così come circolare è per Rentocchini la vita, poichè nascere significa per lui “tornare alla ruota originaria, al passato dimenticato di sé”. E “la solitaria semina di ogni vita pare già stata: ognuno col suo riavvenire riavvenuto per strada”.

 

NOTA BIOGRAFICA

Emilio Rentocchini è nato a Sassuolo nel 1949, è un poeta e scrittore italiano. Abita nella periferia di Sassuolo, ha lavorato soprattutto sul dialetto emiliano, ma, specie nell’ultimo periodo, anche sulla lingua italiana. La sua poesia è considerata “metafisica” ed epigrammatica; Patrizia Valduga, ha definito Rentocchini il più grande poeta italiano contemporaneo. Nel 1990 si è aggiudicato il “XIX Premio nazionale Lanciano” di poesia dialettale e, nel maggio 1995, ha vinto il concorso “Detto in Sonetto” promosso dal Salone del Libro di Torino. Ha scritto anche racconti brevi e testi per il teatro. Gli è stato dedicato il documentario “Giorni in prova.Rentocchini, poeta a Sassuolo”, regia di Daria Menozzi (Vivo Film, 2006), con musiche di Massimo Zamboni. Vi appaiono i giornalisti Edmondo Berselli e Gianni Mura. Ha pubblicato tra l’altro Ottave (Garzanti 2001), Giorni in prova (Donzelli 2005), Del perfetto amore(Donzelli 2008), In un futuro aprile (Incontri 2009), Recordare, con R. Alperoli e A. Bertoni, (Incontri 2011), Ovviare alla bellezza (Aliberti 2012), Stanze di confine (Il Fiorino 2014), Lingua Madre (Incontri editori 2015). “Lingua madre” raccoglie le poesie delle raccolte Otèvi (1994), Segrè (1998), Ottave (2001), Poediànt (2004), Giorni in prova (2005), Stanze di confine (2014). In tutto 256 ottave che Emilio Rentocchini ha composto nell’arco di più di vent’anni, utilizzando il dialetto di Sassuolo e una gabbia metrica che rimanda al Boiardo e all’Ariosto, straordinari poeti della sua terra. Ciascuna poesia è accompagnata dalla traduzione in italiano, una variante autosufficiente e persuasiva. Giovanni Giudici scrisse, recensendo “Ottave” sul Corriere della Sera, che si trattava di vere “varianti”, cioè due scritture diverse e complementari. Una forma chiusa, o meglio schiusa, caratterizza ogni componimento: ma all’autore la vita stessa appare una formalità, a cui tentare di dare senso. E proprio questo, sembra volerci dire Rentocchini, è il sublime lavoro dell’uomo. Senza dimenticare che in una terra di nessuno, in cui si vaga perplessi, la forma può diventare sostanza, argine ideale a cui tenersi. A differenza della tradizione maggiore, le ottave di Rentocchini non sono narrative, ma se si leggono, come qui, nella loro completezza, si compongono in una sorta di poema concettuale che racconta e spiega un uomo e il suo universo.