Premio per la "POESIA INEDITA" 2002

PAOLA MALAVASI

 

Motivazione della giuria

Paola Malavasi mostra nei suoi testi di aver elaborato un proprio universo lirico, colto e complesso, fatto di metafore forti ed estreme, che tendono a esprimere la drammaticità dell’esistenza, con accenti ora domestici ora scopertamente visionari.

  GIUSEPPE CONTE

 

 

 Nota bibliografica

Paola Malavasi è nata nel 1965. Ha origini emiliane ma vive da molti anni sul lago di Bracciano insieme a suo figlio Lorenzo. Insegna nel liceo di Bracciano letteratura italiana e latina. Giornalista pubblicista, collabora alle pagine di “Avvenire”, “Gioia”, “D di Repubblica”, “50 &Più”, “Poesia”, “ScuolaInsieme”. Ha pubblicato la sua prima raccolta In una stanza vincendo il premio Pagine 1999; nelle edizioni del PulcinoElefante sono usciti Dolce e Paese Passato.

Ha vinto il premio internazionale Eugenio Montale 2001, sezione inediti, con una silloge poi pubblicata nel volume I 7 poeti del premio Montale (Crocetti, Milano 2002), il premio Procida Online, il premio speciale Città Reggio di Calabria, il premio Penisola Sorrentina, che le ha pubblicato la silloge Primitive presso Spring Edizioni (2001). Suoi versi sono comparsi in un’antologia allegata al quotidiano “Il Tempo”, in Vent’anni di poesia (Passigli, Firenze 2002) e sulle riviste “L’Ortica”, “Minerva”, “Orizzonti”, “Poeti & Poesia”.

Per la scuola ha curato l’antologia critica I Ribelli. Maledetti, futuristi e beat (Pagine, Roma 2000) e l’antologia poetica I luoghi del mito (Pagine, Roma 2001). Il saggio L’educazione dei figli è apparso sulla rivista “Fogli”.

Presso l’associazione culturale Meridiano 20 dirige un laboratorio di poesia.

 

PRIMITIVA

La primitiva sussurra, voce di cosa.
Sul davanzale, davanti a un paesaggio
di neve e lago aperto
l’ho sentita, sciolta dal divieto di esistere,
appoggiata a suoni di vento.  

Per me interroga i totem della terra.
Nella moschea
alta e luminosa prega
e non mi sembra strano.
Legge segni sulla tomba
con la punta delle dita.
Dialogammo tra oche e bisonti
in quella capanna,
con occhi complici, al mercato.
Ora non ho più il silenzio.  

Non so che occhi abbia,
non so le vesti, gli anni.
Ma in abito antico,
con lei il mio corpo è antico.
Stringo il seno nel corsetto
mi spoglio tra i colori del pittore
pulisco e stiro
per un padrone più vecchio.  

E se mi porta via? Già via?
Ma quando?
Battito della terra,
rumori di fuoco,
armonie fino al gelo.

 

  

 

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